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A
metà ottobre di quest’anno [1985 n.d. G.T.] sono stato invitato ad assistere a
una proiezione riservata del film Shoah, assieme ad alcune altre persone:
Monsignor George Higgins, professore di Teologia cattolica, Richard Davies, ex
ambasciatore degli Stati Uniti a Varsavia, sincero amico dei polacchi, e
Abraham Bumberg, apprezzato scrittore, anche lui simpatizzante per la Polonia.
Il film dura oltre nove ore. Non vi sono attori, ma solo interviste con le
vittime dell’ inferno dell’Olocausto, con i suoi diretti carnefici e con i
testimoni oculari. Vengono mostrati anche documenti originali e rapporti
tedeschi. Alcune interviste (con i tedeschi) sono state filmate di nascosto.
Si vedono inoltre i lager, le camere a gas, i villaggi e le cittadine che si
trovavano nei pressi dei campi, sia come apparivano durante la guerra, sia nel
loro stato attuale.
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(Uno.)
Nel suo libro di memorie Hitch 22 (ed. it. Torino, Einaudi, 2012) Christopher
Hitchens, nato nel ’49, racconta un episodio avvenuto alla metà degli anni
’70. Attivista di sinistra, marxista eterodosso e brillante esponente della
gauche oxoniense, Hitch si trova alla Camera dei Lord dove viene presentato il
libro di un Pari e dove sopraggiunge, da poco eletta leader del Partito
Conservatore, Margaret Thatcher. «Mi sentivo refrattario alla signora Thatcher
per molti aspetti, - scrive Hitchens - dal momento che con tutto il suo
irrefrenabile sostegno al €œlibero mercato€ sembrava essere una convinta
alleata del regime colonialista bianco, autoritario e protezionista della
Rhodesia.» (p. 224) Avviene così che proprio sul tema della Rhodesia si
accende una discussione tra i due: Hitchens è convinto delle proprie ragioni,
ma la futura Iron Lady «continuò a difendere il suo sbaglio con un’energia
talmente implacabile che alla fine le diedi partita vinta e accennai anche un
inchino per sottolineare la mia rinuncia.» E qui viene il bello, perché la
Thatcher se ne esce a questo punto con una sorprendente richiesta: «No, -
disse lei - si inchini di più!»; e quando l’interlocutore obbedisce, tuttavia
essa ancora non si accontenta: «No, no [...] Molto di più!»
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