Per una rilettura delle Canzonette del Golfo

 

La terza parte di Composita solvantur – ultima raccolta fortiniana, edita da Einaudi nel 1994 – è costituita, come è noto, dalle tanto dibattute Sette canzonette del Golfo1. Si tratta di una sezione particolarmente controversa, in quanto il riferimento alle crudeltà della Prima Guerra del Golfo – ossia alla grande Storia e agli eventi politico‑militari internazionali – non solo viene giustapposto senza soluzione di continuità a scenette private e banalmente quotidiane, ma soprattutto viene filtrato e straniato attraverso un tono volutamente leggero e ironico.

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Profilo di Francesco Permunian

Tradizionalmente la provincia italiana viene ritratta come la culla e il baluardo delle virtù e delle identità nazionali. Questa visione è parsa mistificante e falsamente idilliaca fin dal suo nascere, eppure, per motivi di diversa natura, è riuscita a entrare nell’immaginario collettivo. Cosa c’è di vero oggi in questa prospettiva? Di quali virtù e di quale identità si fa portatrice l’Italia profonda?

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Majakovskij, la gloria eterna e la mistificazione

Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi, Milano, Adelphi, 2015, pp. 284.

Inarrivabile cantore della Rivoluzione e padre del cubofuturismo sovietico, Vladimir Majakovskij è universalmente riconosciuto come uno dei poeti più acclamati e influenti del XX secolo. “Così grande e così inutile”, come egli stesso si definiva, la figura dell’autore georgiano, iconizzato ad aeternum in bronzee o marmoree pose celebrative, ha indubbiamente pesato come un macigno nella tradizione letteraria russa: lo ammette Pasternak, lo conferma la Cvetaeva, lo testimonia la mole di monografie a lui dedicate in mezzo mondo.

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Per Sergio Finardi

Il 2 dicembre scorso è morto Sergio Finardi a Chicago, dove viveva da molti anni. Giornalista d’inchiesta e ricercatore, fondatore di TransArms, collaboratore di OPAL e autore di numerosi articoli e saggi dedicati in particolare al tema del trasporto di armamenti (tema di cui era diventato uno dei maggiori esperti mondiali e che fu oggetto della collaborazione al Centro Studi Franco Fortini: L’Armada e i suoi oppositori, «L’ospite ingrato»,  2003, 2), era nato a Cremona nel 1950.

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Nicola Lagioia, La ferocia,
Einaudi, 2014

All’uscita di La ferocia di Nicola Lagioia, quasi un anno fa, avevo scritto in una breve recensione (sulla Nuova Sardegna, 3 novembre 2014) che si trattava d’un romanzo importante, sfaccettato e preciso: destinato, probabilmente, a restare. Ripensandoci oggi, mi pare opportuno aggiungere qualche nota a quei ragionamenti, soffermandomi sulla sostanza letteraria del romanzo, magari prendendo piede da un discorso relativo, diciamo così, alla società letteraria. Se di quella scelta aggettivale ero, e resto, convinto, anche sull’altro fatto – quello della resistenza al tempo – forse ho indovinato: se è lecito fidarsi, in tal senso, del successo al Ninfeo di Villa Giulia. Mi rendo conto che parlare d’una possibile autorità del premio Strega schivando la coda di polemiche, spesso fatue, è cosa ardua. Ma forse ora, a qualche mese di distanza e ad animi meno caldi, si può nuovamente tentare di approssimarsi, pur brevemente, al problema.

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Intervista a Luciano Gallino
di Giacomo Russo Spena

Lo scorso 8 novembre è scomparso Luciano Gallino, sociologo di chiara fama, intellettuale militante e tra gli interpreti in assoluto più acuti del nostro tempo.
Di lui ha scritto Marco Revelli sul “Manifesto” (9.11) che si era formato “in quella Camelot moderna che era l’Ivrea di Adriano Olivetti, all’insegna di un «umanesimo industriale» che ovunque avrebbe costituito un ossimoro tranne che lì, dove in una finestra temporale eccezionale dovuta agli enormi vantaggi competitivi di quel prodotto e di quel modello produttivo, fu possibile sperimentare una sorta di «fordismo smart», intelligente e comunitario, in cui si provò a coniugare industria e cultura, produzione e arte, con l’obiettivo, neppur tanto utopico, di suturare la frattura tra persona e lavoro. E in cui poteva capitare che il capo del personale fosse il Paolo Volponi che poi scriverà Le mosche del capitale, e che alla pubblicità lavorasse uno come Franco Fortini, mentre a pensare la «città dell’uomo» c’erano uomini come Gallino, appunto, e Pizzorno, Rozzi, Novara… il fior fiore di una sociologia critica e di una psicologia del lavoro dal volto umano.”
Ai nostri lettori suggeriamo la lettura della sua ultima intervista (con un grazie a Giacomo Russo Spena e “Micromega” per l’autorizzazione).

Intervista di Felice Piemontese a Jean-Charles Vegliante

Orrore ed esecrazione sono ovviamente i sentimenti prevalenti. Ma ciò che più colpisce nei fatti di Parigi è il cambio di strategia dei terroristi. Se un bersaglio come “Charlie Hebdo” poteva essere in qualche modo previsto, sparare a casaccio sui clienti di un ristorante o in una sala da concerti o in uno stadio apre scenari terrificanti. Come vivi, da parigino, questa situazione inedita?

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Letteratura come storiografia?
Un libro di Emanuele Zinato

E. Zinato, Letteratura come storiografia? Mappe e figure della mutazione italiana, Quodlibet, Macerata 2015, pp. 238.

Che cosa hanno in comune lavoro e letteratura? La famigerata “mutazione” antropologica è un fenomeno inevitabile o un evento storico reversibile? Il conflitto dialettico fra servo e signore è ancora categoria viva e attuale, o è stata definitivamente espunta da ogni griglia interpretativa? Sono queste solo alcune fra le domande che vengono in mente dopo la lettura dell’ultimo volume di Emanuele Zinato, Letteratura come storiografia? Mappe e figure della mutazione italiana.

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Trepido seguo il vostro gioco.
Antologia di sport e letteratura

Donatello Santarone, Tre­pido seguo il vostro gioco. Anto­lo­gia di sport e let­te­ra­tura, Bologna, Zani­chelli, 2015, pp. 250.

In questo libro, il cui titolo è tratto da un verso di Umberto Saba, indirizzato sia agli studenti sia a quanti siano appassionati di calcio e di sport in generale, Santarone coniuga le proprie conoscenze delle letterature europee e mondiali con la passione per il calcio e altri sport popolari quali ad esempio il ciclismo o la boxe.

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«Vogliatemi bene e ridete pure, perché anch’io a momenti ci rido sopra»[1].
In ricordo di Pucci Saija Panzieri

 

Ho incontrato per la prima volta Pucci Saija Panzieri nel pomeriggio del 24 settembre del 2004, nella sua casa di via Sei Ville, a Torino. Da pochi mesi avevo cominciato a occuparmi di suo marito, Raniero Panzieri, per una tesi di dottorato sul rapporto tra intellettuali e Partito socialista. Avevo 26 anni e Pucci stava per compierne 87. In borsa avevo un registratore, e l’intenzione di farle un’intervista. L’incontro prese da subito una piega diversa. Non ho mai registrato le nostre chiacchierate e abbiamo parlato di Raniero, sì, ma anche di lei e – soprattutto – di me, delle mie idee, delle mie aspettative, delle mie preoccupazioni.

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I giovani secondo Fortini : tre scritti sulla possibilità di un incontro generazionale

«Non son colui, non son colui che credi
E altro è da veder che tu non vedi».1

 Quando Fortini espone il suo punto di vista in merito alle lacerazioni inferte dalla «mutazione» all’universo giovanile, è difficile non pensare a come l’eco delle sue parole possa tornare, tutt’oggi, a sostanziarsi in verbo e a ricomporsi in un discorso di scottante attualità.

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Per ricordare Renato Solmi

A due mesi dalla scomparsa di Renato Solmi il Centro studi Franco Fortini propone sue versioni da Morgenstern e un testo di Luca Baranelli. Ringraziamo i familiari di Solmi e “Lo Straniero” per le autorizzazioni alla pubblicazione.
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