|
Nel
panorama delle riviste letterarie italiane, in rete o cartacee, si fa notare
senz'altro «Atti impuri. Luogo di scritture», un esperimento nato a Torino dal
sarcasmo e dall'ostinazione del collettivo Sparajurij e sostenuto dall'editore
milanese No Replay. La versione cartacea, giunta già al suo terzo numero,
appare come l'esito più naturale della decennale attività critica e creativa
del gruppo torinese, ma anche come l'inizio di un nuovo e più maturo programma
di lavoro. Fin dalle sue prime pagine la rivista si presenta come un luogo
della sperimentazione letteraria, linguistica e formale, che scommette sulla
possibilità contrastiva e distruttiva della parola narrata o poetata, ovvero di
quella parola che pretende per sé attenzione, tempo, riflessione. [leggi]
|
|
Far
rivivere in un'altra lingua un testo letterario è, per dirla con le parole di
Antonio Prete, non solo un'opera di alchimia, questo «poter dire l'altro in
modo che il mio accento non lo deformi, o mascheri, o controlli», ma anche una
prova di audacia. Ed è appunto la prova che affrontano il poeta-traduttore
Josif Brodskij e il traduttore Pietro Marchesani con loro rispettive versioni
della poesia di Czesław Miłosz
–
presentate in questo articolo insieme a una
loro analisi
–
dimostrando quanto l'“impossibile” compito del traduttore sia «saper stare tra
le lingue». Nell'anno 2011 ricorre il centenario della nascita di Miłosz,
Premio Nobel per la Letteratura 1980. Nato in Lituania, costretto a lasciare la
sua terra d'origine a causa degli eventi tragici del XX secolo, Miłosz ha
vissuto a Varsavia, Cracovia, Parigi e negli Stati Uniti, per tornare poi
definitivamente in Polonia, a Cracovia.
È
stato non solo un grande poeta,
saggista, traduttore ma anche un testimone e osservatore acuto della sua epoca,
letto quasi in tutto il mondo. [leggi]
|